Savoiardi imbevuti nel caffè, una dolce crema di mascarpone, uova e zucchero e un velo di cacao a ricoprire il tutto. Una ricetta semplice e allo stesso tempo intramontabile. Tira-mi-su. Tireme su, in dialetto trevigiano, per chi dubitasse ancora delle sue origini che si perdono oramai tra leggenda e realtà, un po’ come tutti i miti che attraversano i secoli. La storia ufficiale colloca la nascita del Tiramisù nel 1970, proposto per la prima volta nel menu del ristorante “Alle Beccherie” di Treviso come un dolce nutriente e – come dice il nome – ristoratore.
Ma le antiche storie raccontano dell’esistenza di questa delizia fin dal Settecento. La ricetta affonda le sue radici nella semplicità del recupero di tutti gli ingredienti che si potevano trovare nelle case dei contadini trevigiani. La crema sarebbe ispirata allo “sbatudin”, un composto di tuorlo d’uovo e zucchero che si usava come ricostituente e la focaccia o il pane raffermo sostituiva i più raffinati savoiardi, biscotti piemontesi deliziosi da inzuppare, soffici e spugnosi.
La ricetta originale di Treviso prevede di sbattere tre tuorli d’uovo con lo zucchero e poi unire trecento grammi di mascarpone ottenendo un composto morbido; inzuppare poi i savoiardi con il caffè lievemente zuccherato e disporli in uno strato ricoprendoli con la crema e ripetere poi l’operazione terminando il tutto con un altro strato di crema. Deve riposare in frigo per alcune ore e viene completato con un lieve strato di cacao amaro in polvere.
Un dolce così semplice e allo stesso tempo unica che è stata addirittura codificata dall’Accademia del Tiramisu e che continua ad essere uno dei più richiesti nei ristoranti di tutto il mondo.
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