Il centro abitato di Larderello ha una storia speciale. Esso infatti è sorto intorno alla zona industriale nata per lo sfruttamento delle risorse rinnovabili della geotermia. Fondato dal francese Francesco de Larderel era un villaggio strettamente legato agli ambiti di lavoro, in cui si trovavano sia gli edifici produttivi che le abitazioni dei lavoratori e delle loro famiglie.
La storia di Larderello.
Il paese deve il suo nome ad un ingegnere livornese di origine francese, François Jacques de Larderel, che, agli inizi dell’800, fu il primo ad avere l’intuizione di sfruttare i soffioni boraciferi presenti in zona. Nel 1954 la Larderello s.p.a. affidò all’architetto Giovanni Michelucci il compito di trasformare le poche vecchie case presenti in un luogo che avesse tutti i comfort e che permettesse ai professionisti che venivano qui a lavorare da tutta Italia di trasferirsi con le proprie famiglie.
Il villaggio industriale.
L’insediamento di Larderello, una delle testimonianze italiane più importanti di villaggio industriale. La concezione unitaria della progettazione racchiude i valori essenziali del progetto: innovazione di impianto, rapporto con il paesaggio e benessere dei lavoratori. Furono costruite case torri con grandi appartamenti per i dirigenti, negozi, una piscina, una palestra, un cinema-teatro dove venivano le più note compagnie, le scuole elementari e medie, un bar con grandi sale per ospitare eventi, l’asilo nido e una chiesa con moderne vetrate. Tutto per favorire una vita piena agli operai che lavoravano alla centrale e alle loro famiglie. Una visione più ampia del concetto industriale che è senza dubbio una delle prime in Italia.
Da una spaccatura longitudinale della roccia verso nord, l’acqua decanta poi nel letto basso del torrente Radicagnoli he prosegue il suo corso lungo la valle.
La Banda Nera e altre attività ricreative.
A Larderello, la quotidianità non era fatta solo di lavoro. Esistevano vere e proprie associazioni ricreative e culturali che impegnano i ragazzi e i lavoratori al termine delle giornate lavorative. In particolare, è curiosa la storia della Banda Nera, un gruppo di suonatori che si riunivano per suonare strumenti a fiato. Il nome derivava dal fatto che, alle manifestazioni sul territorio, erano riconosciuti da tutti: i loro ottoni infatti tendevano ad ossidarsi facilmente per via dell’aria che si respirava sulle colline metallifere.