Lungo la strada che porta ai Bagni di San Michele alle Formiche, ci si può imbattere in una curiosa deviazione nel bosco. Qui, discendendo più in fondo nella valle, ci si trova di fronte al leggendario Pozzo della Campana, una profonda fossa dalla infinita profondità che affascina i visitatori con la sua magica storia.
La leggenda della Campana.
Una curiosa storia, legata al convento di San Michele, racconta di una campana della chiesa del cenobio, ormai in rovina, staccarsi dal campanile. Rotolando giù per la collina, finì per cadere nel baratro sottostante. Tuttavia la campana non si fermò sul greto, ma seguitò a sprofondare, scavando nella roccia un pozzo profondissimo che poi si riempì d’acqua sulfurea. Secondo la leggenda, stando sul bordo del pozzo in silenzio, si possono sentire i cupi rintocchi della campana che ancora giace sul fondo.
Il fosso di San Michele
Il fascino della favola è alimentato dal posto veramente suggestivo che circonda il cosiddetto Pozzo della Campana. Questo è una profonda camera quasi circolare dalle pareti di pietra liscia, nel letto del Fosso di San Michele. L’acqua scroscia da una cascatella con un salto di qualche metro ed è difficile comprendere quanto sia effettivamente profonda. Il senso ottico del baratro di acque scure rende ancora più emozionante l’esperienza di un tuffo, nelle giornate estive più calde.
Da una spaccatura longitudinale della roccia verso nord, l’acqua decanta poi nel letto basso del torrente Radicagnoli he prosegue il suo corso lungo la valle.
Il Pozzo della Campana nella Storia.
Il Poggio di Spartacciano che sovrasta la vallata dove scorre il piccolo torrente Radicagnoli, accoglie ancora i resti delle mura dell’antica abbazia di San Michele dal quale si sarebbe staccata la famosa campana. Il convento, dalla seconda metà del 1300, ospitò i monaci Celestini di San Michele Visdomini di Firenze, ritirati sul poggio a vita eremitica. Essi alternavano la loro vita di preghiera all’aiuto ai malati del vicino Bagno di San Michele. Il luogo venne abbandonato dopo il 1700, lasciandolo che la natura riprendesse lentamente il proprio spazio. sul poggio.